Sono stufa di chiedere scusa. E' peccato d'orgoglio pensare di essere stata giustamente ingenua quando c'è chi ti dice che invece i tuoi comportamenti non sono giusti, forse egoisti? E' così maledettamente scorretto credere di essersi comportata normalmente quando c'è qualcuno che pensa il contrario? Ho avuto dubbi, ho titubato, mi sono messa in discussione. Ma poi ho riflettuto. E stavolta non credo di aver sbagliato. Sono stata interpretata male, o semplicemente sono stata interpretata da chi non ha i miei stessi occhi. E però stavolta non ho proprio voglia di chiedere scusa. E perderò qualcosa. Non m'era mai capitato ancora. in questi termini. Ma credo di dover cominciare a pensare che è possibile si, e che poi ci si riempie di nuovo, mentre si aprono gli occhi al mattino. Quello successivo.
L'acqua si fece sempre più melmosa, intricata, verde come gli occhi di un camaleonte, viscida di peccato e di scuse pronunciate troppo spesso. Non si è mai riuscito a vedere troppo bene, le mani erano invisschiate e i corpi affaticati, le parole annaspavano, rimanevano attaccate come fiori di carta sui cartelloni per le feste, alle elementari.Quando quel fiore era semplicemente un regalo. Non ho ascoltato bene, ho ingoiato il mio egoismo come fosse una torta di mele fumante, con la crosta dorata e la malizia della cannella. Ma poi sei venuto, stanotte e mi hai aperto gli occhi con le mani, hai strappato le ciglia e hai tenuto ferme le palpebre. Mi ricordava Clocwork Orange. Ma le lacrime avevano un altro sapore. Ho compreso. Che i tuoi desideri mi spaventano, che i miei desideri non ti bastano. Ho chiesto troppo tempo in questi anni e ti ho ferito, ho tirato la corda per allungare il tempo e per frenare i sogni, ma non era quello che volevi tu, non l'hai mai voluto, ma hai sempre accettato. Ti sei accontentato. E non è giusto.
Non ho più creta tra le mani, modellare i desideri di un'altro è sacrilegio, mai riuscito, mai definito. Ho provato, immagino, ma con poco successo e troppi sensi di colpa. Non riesco a credere che sia arrivato il momento di chiudere il naso con le dita e nuotare via. Ti sto lasciando solo.Vero. Ma ti libererai dalla melma, sei forte, hai le spalle grandi e le mani belle e presto non soffrirai più. Per colpa mia.
Il sole è andato via insieme al treno. Il capotreno ha fischiato e l'ultimo vagone se l'è portato così, di corsa, l'ultimo raggio di sole. Mancava poco che mi mettessi ad urlare, ma la stazione era piena e non volevo fare brutta figura. Non tanto per la gente in sé, più per la città credo. A Firenze si addice uno squallido silenzio post-moderno. solo la notte, credo, ci proverei. Ma non tra migliaia di turisti che si affannano a rincorrere la luce perfetta sullo scorcio delle piazze e del fiume. No. Troppo banale. O semplicemente nessuno se ne accorgerebbe. L'arte rapisce. E l'ignoranza paga.
Insomma così se n'è andato il sole e le ruote della mia bici si arruginiscono. Sanno di rame e verdura. Incollate al palo, abbandonate alla noia. Ma non so se si lamentano in realtà. Mi sono affacciata raramente al balcone in questi giorni. That's my fault. Sono insensibile. Ma ho fame. E vado a sporcarmi le mani. Farewell.
Ho appena cominciato e il suono mi sembra di nuovo così dolce, aspro come il sole qualche giorno prima del mio compleanno, delicato come il vento che sembra non voler mettere paura all' Ottobre che sta per andarsene. Sfiorisce così in un abbraccio e in un saluto, lasciandomi chicchi di caffé sulle labbra,o appena un poco più all'interno, la dove la mucosa potrebbe sfiorare la lingua, la dove si scioglie per diventare sapore. I mesi passano in fretta vero? Quando tutto questo sarà finito ci sarà tempo per una nuova vita? Avrò tempo per pensare o ancora una volta sarò travolta e sconvolta senza dare tempo all'impercettibile spessore della razionalità?
Le notzie a volte corrono su un filo di raso, pronunciate sottovoce quasi si nascondono e forse la loro grandezza non viene afferrata. Perché ho dormito bene , stanotte. Nonostante tutto. Con un sorriso in più e la convinzione che si potesse sognare anche ad occhi aperti, anche sopra le coperte, a piedi nudi e con le mani smaltate. Di nero. Ma brillante.
E rientra ancora tutto nella normalità. E' forse così orrendo essere normale? Una volta avrei creduto di si. Oggi negli occhi invece è cresciuta l'edera. Fresca e gentile, verde e brillante di rugiada. Aggrapata alle mie radici, arricciata come uva, In fondo, siamo in Ottobre. Cerco solo di parlare forte, per non sentirlo andare via.
Finito il tempo delle mele. RIcomincio ad aprire gli occhi senza trovarli appiccicati. Il sole filtra con prepotenza dalle tendine gialle e blu e rimango a guardarmi i piedi per qualche secondo. Un secondo sensa pensieri né ricordi, un secondo d'ovatta e cioccolata. L'unico della giornata.
Lui è stato perfetto. Owen. Sorriso al malto e dita vellutate. Voce rauca e sbronza. E non era Milano e non c'era nessuno intorno a me. Perché ora appartiene solo a me.La musica che spezzavo a metà, come il pane, ora è solo mia. Continuare a mangiare da sola è stato triste ma sono sopravvissuta. E come sempre mi tappo gli occhi e il naso per non sentirne l'odore. E apro così una nuova porta. E dà su Berlino, su nuovi volti e mani accoglienti, sorrisi che non spariscono mai e labbra morbide, come panna. Dolce. Di miele. E forse, non me lo merito.
E ho addentato la mela. Credo fosse il veleno quello che mi ha annebbiato gli occhi e buttato giù dal letto. Il pavimento era freddo e le mani disegnavano cerchi inesistenti sulle piastrelle lucide. A spirale inversa, incontro a una sentenza arrivata in ritardo, calibrata e addolcita, ma ugualmente pesante. Ho sentito il pungiglione farsi strada nella carne r imanere conficcato li, sulla punta del dito. E continuo a guardarlo senza avere la forza di tirarlo fuori. Perché quando fa male a volte è più facile continuare a sentirlo piuttosto che mandarlo via. Hanno chiuso il diario dei ricordi e messo la chiave sotto la sabbia. Non sono più convinta di essere stata se non posso guardare le mie foto. Non penso che duri molto so solo che mi sto mettendo in dubbio. Il muro si è crepato. Forse qualcuno mi ha spinto, ma la testa ce l'ho sbattuta io. Non fate nessuna domanda. Perché non voglio ascoltarvi. Perché so che avete ragione voi, ma io non sono più convinta di me. E la consapevolezza mi sporca la faccia. E forse me ne vergogno.
Domani diventeremo di nuovo carne al macello. per qualche ora verremo tenuti sotto pressione dalla strega di Biancaneve in balia delle sue regole semplicemente antididattiche e dei suoi sguardi di plastica tirata. Capita che tutto ricominci da capo e i banchi diventano piccoli, e di fronte a te non più un compagno ma la maestra cattiva, con i denti un po' più lunghi, il ghigno e la gonna sotto il ginocchio. Nonostante tutto non è la prima volta. Pare di esserci abituati. Ansia, stress, le labbra che tremano e la paura di sbagliare. COnsapevole di non essere perfetta, consapevole che questa mia consapevolezza sia in fondo ancora una debolezza. Perché non ho ancora imparato a guardarla dall'altro. Ho 26 anni e domani ho l'ennesimo esame d'inglese. Ma non di quelli in cui vai che non te ne frega niente. Quello che sai che comporterà qualcosa perché qualcuno ha deciso ceh fosse così, con le sue regole, con i suoi sgambetti. Perché non c'è stato fair play. In fondo, è la strega di Biancaneve, dovrei pur ricordarmelo che quella cazzo di mela l'aveva un po' truccata no?. E non sarà la prima che dovremo assaggiare.
La cosa buffa è che alle 22.22 sono ancora qui a chiedermi se sia giusto aprire il libro e mettermi a ripetere cose che so e cose che non so e che domani continuerò a non sapere. Perché se io riesco a comunicare con tutti ma le preposizioni di tutti quei fottutissimi verbi e aggettivi non li so, alla stregaccia non frega niente, e la mia fine sarà brutta. E dolorosa. E dalla parte del banco mi sarà difficile arrivare.
Laureata con 110 e lode. Non basta. Selezioni passate e strapassate. Non basta. lezioni, interventi, esposizioni. Non basta. C'è l'esercizio con le preposizioni signorina. AHI AHI AHI....
Oggi andava così. C'ho 26 anni ma ancora sono una cagasotto.E quando poi per giudicarmi si scelgono dei mezzi che non hanno alcuna validità reale. La cosa, se permettete, mi fa girare ancora un po' le palle. In bocca al lupo A ME!!!
Cognitivamente..esiste la capacità di trattenersi di fronte ad una scelta? Razionalmente..si può sconfiggere la voglia,il desiderio di fare qualcosa?Sento il corpo dividersi in due, come pane di prima mattina. Caldo e profumato...la testa chiusa in una scatola e il resto muoversi per conto proprio. Chi compie le scelte, cosa siamo quando ci imponiamo e poi non rispettiamo? Quanta fatica scrivere una legge sulla propria pelle, ma basta un ricordo per cancellarla...come il mare, si porta via la scritta sulla sabbia, come se non fosse mai esistita, come se non ci fosse mai stata una mano intenta a imprimere pensieri sulla sabbia....Nella scatola la testa si fonde, il succo di ogni i peccato confluisce nell'ombelico, di nuovo dentro, di nuovo intollerabile, di nuovo parte integrante di un falso d'autore. Un vero che non si comprende, un senso leccato e mai digerito. Rotola, rotola,rotola e urla di ricordi. E non si distingue più. I colori si mischiano, la tavolozza cade dalle mani e sporca il pavimento. Inutile abbassarsi a ripulire...il colore si attacca come mosche sul miele alle unghie, ai capelli. Arcobaleno tra le guance e i piedi. Fortemente voluto e di nuovo indesiderato.
Rimpianto.Rimorso.Dolore.Idaho is calling you home.Lacrime.Una torta mai mangiata.una ciliegia che si rotola tra le mani...un sapore conosciuto mai avuto sulla lingua, come una pioggia mai ascoltata, il rumore attraverso le tende senza correre a curiosare...rimpianto.malinconia..no one is listening...un gioco senza soluzione che nonostante tutto provi a cercare ogni notte, mille frasi ed un solo foglio, cancellato e riscritto, lo stesso, intatto e sgualcito, pieno e vuoto, isapore e pregno...il sogno di una vuia che non potrà mai essere scritto, l'ardore di un pensiero che non potrà mai essere pensato. La vita. Semplicemente. Sotto il portone. Seduto con il viso tra le mani e le unghie ancora sporche di marmellata...soffice come un plumcake, pronto a sparire appena la mano si poggia sulla spalla..lo sguardo indelicato di chi ha voluto andare troppo oltre, la paura soffocata di un mistero di cui non si conosce nome.La vita, semplicemente.
Un giardino tirato su con cura.Splendida la notte di girasoli addormentati.Pennellate spesse, indelicate,succose.Le mani ancora sporche.La ciliegia sciolta come un gelato sotto il sole di agosto. Il sapore perso nel profumo.Dentro come essenza ma mai come pelle.Anyway....